Lettera ricevuta per email da un Foresto che vuole restare Anonimo…

Ammetto: mi sono emozionato nel leggerla e ve la riporto pari pari, cosi com’è. L’autore ha espressamente richiesto di rimanere anonimo e rispettiamo la decisione.
Permettici, però, di farti i nostri complimenti per queste parole…



Conosco bene il senso di appartenenza alla propria città, e la fierezza che fa scaturire.
L’orgoglio per la propria storia e cultura, e la passione entusiasmante nel trasmetterlo.
Li provo anche io, che son steste.
Voi genovesi non avete il mare migliore del nostro, questo no. Anche la cucina, diciamocelo, buona eh: ma non è la nostra.
Adoro la focaccia, sì. Anche il giorno dopo, anche se diventa gomma: ma voi vivete a Genova, io no.
Io PURTROPPO no: quanto vorrei un pezzo di focaccia, adesso!
Certo, vivere lontano me la fa apprezzare, quando sto per atterrare a Genova: i meravigliosi palazzi, che dal mare salgono su fino ai bricchi, e poi il Matitone, la Lanterna, Cornigliano, e il mare, e Sestri. Un dipinto meraviglioso, Genova.
Un colpo di fulmine il mio, ma anche un amore di vecchia data, che non sapevo di avere.
Come un chip nella testa, che improvvisamente si accende, e rilascia il dolce piacere di scoprirsi ad apprezzare la differenza con la propria terra.
Ché siete mugugnoni, è vero, ma la dolcissima risata che ho avuto in risposta quando ho pronunciato la mia prima parola in genovese, mi ha cambiato per sempre: rattupennugo, o come diavolo si scrive.
Otto anni e ottomila risate dopo, riesco quasi a capirvi.
E mi diverto anche, perché i vostri mugugni e la vostra ironia sarcastica sono un esorcismo per i problemi della vita.
Non era nei miei programmi conoscere Genova, né tantomeno studiarla, apprezzarla. Diciamo che ci sono inciampato sopra (mi sono imbelinato, giusto?).
Ma da foresto privilegiato quale sono, ho potuto vivere da genovese, seppur per poco: ho girato in Vespa, ho esplorato i caruggi, ho mangiato focaccia e l’ho pucciata nel caffelatte, ho preso l’ascensore per la Spianata, ho passeggiato in piazza Deffe e in via Venti, sono stato felice a Boccadasse e triste a Vernazzola.
Nelle istantanee dei momenti più intensi della mia vita, Genova è protagonista.
Un colpo di fulmine, un amore di vecchia data: il mio cuore è a Genova, cullato ancora dopo anni da quella dolcissima risata, dalla coccina nei mugugni, dalla capacità di bastare a se stessi che solo le grandi città, e le grandi donne, hanno.



I complimenti sono scontati. Posso solo augurarti di ritornare presto in quella che, sembra, esser la tua seconda-casa e di invitarti alla lettura della nostra lettera per il Forestiero che, però, è rivolta a quel genere di turista opposto al tuo caso!
Infine ti suggeriamo di leggere questo articolo: i 7 luoghi di Genova che il Foresto non può conoscere.

P.s: Sulla cucina poi ne parliamo in privato eh, non te la do vinta così facilmente!

Foto copertina articolo: Andrea Facco